Psicopatetico.

Un blog inutile. Divertente ma inutile.

Oggi su The Collyers
studiopilar:

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Ci sono le perle della geisha, le dita cinesi e il dildo doppio. Quando li acquisti, ti premuri di fare domande che mettano in evidenza i gusti e le necessità della tua compagna, perché ci tieni a dimostrare ai commessi che tu una compagna ce l’hai, che non sei un autoerotomane né, tantomeno, un ricchione. Ma poi, perlopiù, è lei ad usare i giocattoli su di te. Sfere di lattice collegate da un filo che ti penzolano dal sedere mentre lei ti arrossa le chiappe con una verga di trenta centimetri. O un tubo corrugato che esce dalla sua figa ed entra lì, sempre lì, nel tuo buco di culo. La cosa eccita te ed eccita lei, per una qualche ragione. Per lei è una formula evolutiva, per te pura regressione, e ti va bene così.

Ci sono i lacci di seta e quelli di corda, le manette e anche i cockring, gli anelli che ti soffocano la base del pene per ritardare l’eiaculazione. Poi ci sono le riunioni del martedì mattina e tu che le chiedi di presentarsi senza le mutandine sotto alla gonna. Tu che rincasi prima di lei e appena rientra le chiedi di verificare che davvero sia nuda, lì fra le calze. Così te la immagini tutto il giorno nel suo ufficio, fra colleghi che non sanno che basterebbe allungare una mano e prenderla, ignari di quella nudità ambulante. Stupidi e repressi come tutti gli altri.

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Proposte concrete.

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Racconto dell’aprile 2008

Lascia perdere Dio, adesso. Non imprecare e non invocare il suo aiuto, in questo momento non ti servono né l’una né l’altra cosa. Servirebbero degli stracci, un mucchio di stracci, servirebbe più calma. Aiuterebbe se le mani smettessero di tremare.

Tira le tende. Anche se nel palazzo di fronte a quest’ora non c’è nessuno, tira comunque le tende. Ora sei al buio. Non accendere la luce, non è il momento, potresti essere notato. Riapri leggermente i tendaggi e accontentati del chiarore che precede il crepuscolo. È quasi estate, il bagliore del cielo durerà abbastanza da illuminare la stanza fino a che non ti sarai reso conto della situazione. Rifletti e reagisci.

Il polso, mettile due dita sul polso. Anzi, no, sul collo, controlla che il cuore abbia davvero smesso di battere. Tirati su il polsino della camicia e premile la mano contro la gola. Aspetta, magari è solo rallentato. Aspetta ancora. Un altro secondo.

Cazzo.

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Cara Elena, oggi Monet è arrivato a casa mia. Non lo aspettavo, e in tutta sincerità ero convinto che fosse morto da ottantaquattro anni. Quando gli ho aperto la porta ha dipinto un paio di ritratti della mia faccia smandibolata per lo stupore, poi ha domandato cosa ci fosse per cena.
Fa tutto con estrema rapidità, e pretende che non si accenda mai la luce. Mentre io scrivo questa pagina di diario, lui termina il suo diario dell’anno prossimo.
Non ero preparato a questa visita, altrimenti avrei fatto rimuovere le ninfee dal giardino qui sotto.

***

Cara Elena, la prima notte con Monet è stata un incubo. Lui continuava a dipingere nel buio ed ora la casa è piena di tele blu e grigie che non significano nulla. Non so da dove le tiri fuori, ma tra poco qui dentro sarà impossibile stare. E temo per gli incendi.
Nella disgrazia mi conforta che lui parli solo francese così non debbo interessarmi di quello che dice. 

***

Cara Elena, la situazione è precipitata. Ho mostrato a Monet una fotocamera digitale ed è andato su tutte le furie. Ho provato a spiegargli che la fotografia esisteva già nel diciannovesimo secolo, ma ho solo peggiorato le cose. Adesso è in bagno che dipinge dodici tele al secondo del rubinetto che perde, servendosi della poca luce che filtra dalla piccola finestrella.
Credo che la cosa che lo ha maggiormente offeso sia il flash.

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rubycalls:

for The Collyers

Due sono le caratteristiche fondamentali per essere un grande cuoco: non aver paura del fuoco e non avere l’epatite.

Tutti i miei amici si professano grandi cuochi (nonostante ciascuno di loro abbia l’epatite) per il semplice fatto di aver seguito un corso specializzato su come ordinare telefonicamente una pizza. È una cosa che non sopporto, soprattutto perché io non ne sono capace, di ordinarmi una pizza.

Di solito, infatti, le pizzerie non capiscono le mia ordinazione: ordino una funghi, loro mi portano un toner. E inoltre insistono che dipende da me, e così ho preso l’abitudine di recapitare in pizzeria un iPod con su incisa l’ordinazione, almeno ho le prove di quanto chiedo. L’ultima volta però hanno confuso il mio file con Cocaine dei Greatful Dead e sono finito in questura. Non ho più rivisto il mio iPod.

Ad ogni modo, quello che mi infastidisce di più è questa mania dilagante di sentirsi cuochi provetti e dirlo a tutti quelli che incontri. Ormai chiunque si fa vanto delle sua abilità in cucina, è un’epidemia che sta colpendo addirittura i cuochi delle mense. Non possiamo essere tutti cuochi eccellenti! Così come non possiamo essere tutti delle persone perbene. È un fatto. Dobbiamo accettarlo come abbiamo accettato l’esistenza delle persone poco attraenti.

E poi diciamolo: non basta condire un’insalatina preconfezionata con dell’aceto balsamico di Reggio Emilia per ritenersi dei cuochi, bisogna quantomeno toglierla prima dalla busta.

Penso di essere stato chiaro. Ora vado a mangiare qualche chilo di asparagi perché sono dipendente dall’odore che lasciano nell’urina.

Originariamente pubblicato su thefooders.it, giugno 2011

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NAS sequestrano 7 quintali di ostie consacrate
“In questo corpo di Cristo non c’è traccia di carne”

ROMA – Tutto è partito da una denuncia presentata al Comando dei Carabinieri di Campagnano, nei pressi di Roma, da una giovane antropofaga: “Vengo da una famiglia di vegetariani e pratico il cannibalismo da quindici anni”, spiega la ragazza, “perché detesto l’idea che un animale possa soffrire”.

Crisostomina Rossi, questo il suo nome, ci racconta di essersi avvicinata al cristianesimo da poco: “I miei genitori non sono mai stati religiosi, nonostante mio padre sia un prete cattolico. Tre mesi fa, però, ho sentito parlare per puro caso della comunione, un rito in cui si consuma vino rosso e carne di giovani israeliani, e ho pensato: ma io adoro la cucina kosher! Inoltre ero attratta dalla concreta possibilità di essere molestata”.

Crisostomina racconta di essere rimasta disgustata, una volta in Chiesa: “I commensali si lavavano tutti le mani nella stessa acqua, senza l’uso del benché minimo detergente. Ho visto di peggio solo negli ospedali”.
Ma il bello doveva ancora venire.

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Ripulendo la soffitta ho ritrovato tutti i miei vhs, solo che risporcandola sono scomparsi.
Si tratta di videotape americani che non possono essere letti dai nostri videoregistratori per via delle norme antiterrorismo. Quindi, nonostante volessi rivederli dal primo all’ultimo, non ho potuto.
Pazienza.
Tanto non ce lo avevo più, il videoregistratore. E a dirla tutta non ho mai ritrovato quei vhs. E non ho nemmeno una soffitta.
Però ho un sacco di polvere in salotto e l’atmosfera è suppergiù quella.
 In genere, per spolverare, mi vesto interamente di tessuti sintetici e mi strofino sulla moquette, dopodiché resto in piedi al centro della stanza e aspetto.
Un altro ottimo metodo è aspettare le dimostrazioni gratuite dei venditori di aspirapolvere. Avevo un amico che vendeva particolari aspirapolvere che funzionavano al contrario, cioè dovevi andare tu a casa del venditore. Lui vendeva anche una vasta scelta di allucinogeni, quindi c’è la possibilità che gli aspirapolvere in realtà fossero i suoi coinquilini.
Ad ogni modo stavamo parlando di vhs. Ne avevo tantissimi e li classificavo in ordine di peso. Quelli su cui avevo registrato più volte pesavano di più.

Originariamente pubblicato su The Collyers del giugno 2012.